03/04/2026 - 03/04/2029
Per anni il turismo a Roma è stato raccontato quasi solo con due numeri: arrivi e presenze.
Oggi non basta più.
Una città come Roma non può essere letta solo per quanti visitatori ospita. Deve essere letta per il valore economico che quei visitatori generano, per la qualità della domanda e per il modo in cui la spesa si distribuisce tra alloggio, ristorazione, shopping e servizi urbani.
Ed è proprio da qui che parte la nuova relazione “La spesa pro capite dei turisti a Roma – Analisi per componente di consumo, mercato di provenienza e intensità di spesa (2023–2025)”, elaborata da Hotel Management Group.
La conclusione è netta:
Roma non cresce solo perché attrae più turisti. Roma cresce perché alcuni mercati portano molto più valore di altri.
Roma è entrata in una fase di maturità espansiva: il 2025 conferma una crescita strutturale, non più solo di recupero.
L’alloggio è la prima leva economica del soggiorno, seguito dalla ristorazione.
Gli Stati Uniti sono il mercato-ancora del valore, mentre Germania e Regno Unito guidano la fascia alta europea.
La relazione parte da un dato semplice: la scala del turismo romano continua a crescere.
Nel 2023 Roma ha registrato 21,022 milioni di arrivi e 49,187 milioni di presenze.
Nel 2024 è salita a 22,205 milioni di arrivi e 51,446 milioni di presenze.
Nel 2025 ha raggiunto 22,9 milioni di arrivi e 52,92 milioni di presenze.
Questi numeri, da soli, raccontano una città fortissima.
Ma non raccontano ancora tutto.
Perché il vero punto non è solo la crescita dei flussi.
Il vero punto è la qualità economica del soggiorno.
La domanda giusta, oggi, è un’altra:
quanto vale davvero ogni turista che arriva a Roma?
È qui che la relazione cambia prospettiva.
Un mercato numericamente forte può non essere il più redditizio.
Al contrario, un mercato meno esteso può generare un valore medio molto più alto grazie a:
maggiore capacità di spesa;
miglior posizionamento del soggiorno;
più forte concentrazione nelle fasce alte dell’ospitalità;
maggiore intensità di consumo urbano.
Questo significa che il turismo non va più letto solo come fenomeno quantitativo.
Va letto come sistema di valore.
Uno dei risultati più chiari della ricerca riguarda la struttura della spesa.
La distribuzione media è questa:
Alloggio: 45–46%
Ristorazione: 22–23%
Shopping: 13–14%
Altri servizi in città: 17–18%
Il messaggio è molto forte:
Roma monetizza prima di tutto il soggiorno.
Questo vuol dire che la qualità dell’ospitalità, il posizionamento dell’offerta e il mix dei mercati incidono direttamente sul rendimento economico della destinazione.
La ristorazione si conferma come seconda grande piattaforma di valore.
Shopping e altri servizi restano importanti, ma non spostano il baricentro del modello.
Roma, in sintesi, è una destinazione dove il valore si concentra prima di tutto nella permanenza e poi nell’esperienza urbana.
Se c’è un mercato che emerge sopra tutti gli altri, è quello degli Stati Uniti.
Gli USA risultano il mercato con la combinazione più forte tra:
peso urbano;
intensità di spesa;
qualità del soggiorno;
capacità di elevare il valore medio della domanda.
In pratica:
gli Stati Uniti non sono solo un grande mercato. Sono il mercato che più di ogni altro alza il valore medio del turismo a Roma.
Per chi lavora nell’hospitality, nella consulenza, nel real estate turistico o nella pianificazione della destinazione, questo è probabilmente il dato più strategico di tutta la relazione.
Subito dopo gli Stati Uniti, il documento evidenzia il peso decisivo di Germania e Regno Unito.
La Germania è il grande mercato europeo per massa economica: porta continuità, scala e buon valore complessivo.
Il Regno Unito si distingue invece per una combinazione particolarmente efficace di presenza urbana e intensità di spesa. È uno dei mercati più coerenti con il formato del soggiorno breve romano.
Tradotto:
sono i due mercati europei che più incidono sulla qualità economica della domanda di Roma.
La ricerca distingue in modo molto utile due mercati spesso trattati allo stesso modo: Francia e Spagna.
La Francia è un mercato ampio, affidabile e qualitativamente solido.
La Spagna è fortissima per volume urbano, ma con capacità di spesa mediamente più contenuta.
La differenza è importante perché mostra un punto decisivo:
non tutti i grandi mercati producono lo stesso rendimento.
Ed è proprio questa una delle intuizioni più utili del lavoro: separare il concetto di volume da quello di valore.
Uno degli aspetti più interessanti della relazione è la lettura dei mercati di fascia alta che non dominano per numero, ma pesano molto in termini di qualità della spesa.
Tra questi emergono:
Cina
Giappone
Canada
Australia
Svizzera
Austria
Sono mercati che, pur non avendo sempre la stessa massa di USA, Germania o UK, mostrano una forte capacità di spesae un profilo di soggiorno più qualificato.
In altre parole, la ricerca dimostra che il turismo romano si regge su due pilastri:
mercati che portano scala;
mercati che portano valore.
La forza della città nasce dal fatto che riesce a combinare entrambi.
All’interno di questa pagina puoi consultare e scaricare il PDF della ricerca “La spesa pro capite dei turisti a Roma – Analisi 2023–2025”, realizzata da Hotel Management Group.
SCARICA QUI LA RICECA - LA SPESA PRO CAPITE DEI TURISTI A ROMA
Un altro punto molto importante riguarda il 2025.
La relazione lo tratta come anno chiuso, non come scenario. E il risultato è chiaro:
il 2025 non modifica la struttura economica del turismo romano, la consolida.
Questo significa che:
l’alloggio resta la prima leva di monetizzazione;
la ristorazione resta il secondo pilastro del valore;
i mercati ad alta resa continuano a definire la qualità economica della domanda;
i mercati di massa continuano a sostenere la profondità del sistema.
Roma, quindi, non sta vivendo un picco occasionale.
Sta consolidando un modello maturo, leggibile e strutturale.
Il valore di questa analisi non è solo nei numeri.
È nel cambio di prospettiva che propone.
Per gli operatori alberghieri, significa leggere meglio la relazione tra mercato, posizionamento e rendimento.
Per la ristorazione, significa capire quanto il food incida sul valore reale del soggiorno.
Per investitori e proprietari, significa valutare la domanda turistica non solo in termini di occupazione, ma di qualità economica dei mercati.
Per le istituzioni, significa leggere Roma non soltanto come città visitata, ma come economia urbana alimentata dal turismo.
Questa è la vera forza della ricerca: trasformare il turismo da fenomeno numerico a fenomeno economico.
Se si volesse ridurre tutto a una sola idea, sarebbe questa:
Roma non è solo una destinazione di massa. È una destinazione di massa e valore.
Ed è proprio questa combinazione a spiegare perché il turismo nella Capitale, tra il 2023 e il 2025, abbia assunto un peso economico sempre più strutturale.
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